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Via Ardeatina, il miracolo di un laboratorio di cucina: inclusione e integrazione sono realtà

Alla scuola media Formato nel 2016 è stato avviato un laboratorio culinario per l'inclusione degli studenti con disabilità. Il successo riscontrato ha spinto a replicare ed estendere l'iniziativa a molti altri alunni

Abbattere le barriere dell’esclusione. La scuola, spesso, assolve a questo compito. Tuttavia non sempre è sufficiente restare nelle aule per raggiungere l'agognato obiettivo.   Per favorire l’inclusione sociale talvolta è   necessario gettare il cuore oltre l’ostacolo. Superare i banchi, le lavagne, per sperimentare contesti diversi. Come ha fatto la Formato, “la scuola di frontiera” dove si è realizzata un’iniziativa pionieristica. Un laboratorio di cucina.

L'INTEGRAZIONE IN CUCINA  - “L’idea è nata parlando con un nostro studente con disabilità cognitiva – spiega la preside Rita Volpe – aveva delle evidenti difficoltà a relazionarsi con i propri compagni di classe, anche molto più piccoli di lui. Da un colloquio che abbiamo avuto, è emersa una passione per la cucina. Così, con l’aiuto delle professoresse Maddalena Vitiello e Valeria Palladino, nostre insegnanti di sostegno, abbiamo attivato un laboratorio di cucina. Ed è stato un successo. Questo ragazzo ha cominciato a preparare dei dolci, poi offerti nelle classi. Ne è stato gratificato, perchè in effetti era riuscito a fare una cosa molto bene ed aveva ottenuto l’apprezzamento dei suoi compagni”. Il risultato è stato eccellente, perché alla fine dell'anno lo studente ha conseguito la licenza media.

IL SUCCESSO DELL'INIZIATIVA - “Abbiamo subito esteso l'esperimento ad altri studenti con disabilità e non solo – sottolinea la  preside –  Quest’anno poi, grazie ad un imprenditore della zona sempre molto attento alle esigenze della scuola, abbiamo potuto potenziare il laboratorio, inserendo nuove attrezzature. Oggi viene frequentato, in orario curriculare, da studenti Rom e da studenti con disabilità cognitiva”. Ma c’è dell’altro. “Abbiamo fatto un sondaggio nelle classi ed abbiamo scoperto che il laboratorio interessava a moltissimi iscritti. Di conseguenza ci siamo organizzati per estenderlo anche a loro, per due ore la settimana”.

IL PRESIDIO CULTURALE - La passione per i fornelli, ha contagiato bambini ed adolescenti di ogni età. “Ci sono circa 60 studenti, divisi in gruppi di 10-12, che in orario pomeridiano si dedicano alla cucina. C’è un’associazione culturale di genitori del territorio che gestisce questo laboratorio cui si aderisce ad un costo davvero simbolico”. L’operazione è riuscita. “Oltre all’inclusione, l’esperimento è stato positivo anche per un altro motivo: teniamo aperta la scuola nel pomeriggio”sottolinea la preside Volpe. E non è poco in una zona che, situata 14 chilometri oltre il raccordo anulare, è tagliata fuori dalla maggior parte dei servizi socio-culturali. L’apertura di un laboratorio di cucina, a quelle latitudini, ha dunque anche questo merito. Oltre a creare inclusione, arricchisce  l'offerta culturale di una periferia lontana.
 

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