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Tor de’ Cenci: da campo nomadi “modello” a campo “tollerato”. Ecco cos’è cambiato

La tragedia del bimbo morto fulminato, riaccende l'attenzione sui temi della gestione e della sicurezza

Il Campo Nomadi di Tor de’ Cenci, fu uno dei primi ad essere realizzato secondo criteri, per così dire, innovativi, che ne consentissero l’utilizzo a circa 250 persone, principalmente di etnia Rom.Venne allestito, tra non poche polemiche, nella prima metà degli anni 90. Ora, dopo la tragedia avvenuta ieri, in cui George, un bambino di un anno è morto, si riconsidera la situazione del campo.

“Ricordo che il sindaco di allora, Francesco Rutelli, dovette firmare con le parti sociali, incluso il CdQ e 3 rappresentanti clanici del campo, un protocollo d’intesa – rammenta Augusto de Maglie, memoria storica nel quartiere, e di molte realtà dell’associazionismo a Tor de’ Cenci e Spinaceto – nei primi tempi funzionò bene. Era previsto un presidio ambulatoriale interno, ed un servizio di guardiania, svolto da 3 vigili urbani preposti al controllo di persone in entrata ed in uscita”.

Ma non durò moltissimo. Prima il servizio medico e poi quello di controllo, vennero completamente meno. A quel punto, il malcontento dei residenti, crebbe in maniera direttamente proporzionale rispetto alla carenza di servizi e di controllo interno. Con ricadute inevitabili sul fenomeno della sicurezza sociale.
Fino ad arrivare al Piano Nomadi del Comune che vede, nella figura del vice sindaco Sveva Belviso, politico cresciuto nel territorio di Tor de’ Cenci –Spinaceto, una dei suoi principali epigoni.

Il campo nomadi perse lo status di “campo attrezzato” per divenire “tollerato”. I 400 residenti di Tor de’ Cenci, dovevano essere spostati. Come da programma elettorale. Motivo sufficiente per far venir meno tutta una serie di progetti di gestione del campo, con ricadute nel sociale. Rimase Arci Solidarietà, con un progetto educativo, di scolarizzazione, rivolto ai minori.

“Parliamo di circa 150 persone che ne usufruiscono, solo a Tor de’ Cenci. I bambini ed i ragazzi fino ai sedici anni, vengono quotidianamente accompagnati dai nostri operatori, ma anche dai loro genitori, nelle scuole del quartiere – spiega Mariangela de Blasi, dirigente di Arci Solidarietà Il progetto di gestione dei Villaggi Attrezzati, implicherebbe il riconoscimento di uno status che, ad oggi, Tor de’ Cenci non ha più. E chiamerebbe in causa l’Assessorato ai Servizi Sociali che, al contrario, spinge, con Sveva Belviso, per uno spostamento dei nomadi in altra sede”.

I Rom di Tor de’ Cenci pertanto, ad oggi solo “tollerati” dal Comune, saranno spostati, in tempi non certi, presso la struttura di La Barbuta, “un campo dove sono già confluiti i nomadi sgomberati da Casilino 900 e La Martora – ricorda De Blasi – un luogo attrezzato per 500 persone, del tutto insufficiente a soddisfare l’arrivo di altri nomadi”.

“La tragedia della morte del piccolo George ripropone con tutta evidenza l'esigenza di chiudere una volta per  tutte "l'insediamento tollerato" di Tor de Cenci e consegnare a condizioni decenti gli occupanti, per rasserenare finalmente gli abitanti del quartiere che da anni si battono contro il vergognoso degrado del territorio che questo insediamento rappresenta – incalza Massimo Tesei, vice presidente del Cdq Tor de’ Cenci Spinaceto.
 
In definitiva, un rapporto non facile, quello tra i residenti ed il Campo Nomadi, per nulla mitigato dagli interventi dell’amministrazione capitolina.
Che ha trasformato un Campo Modello in un precario ed insicuro Campo Tollerato. Con drammatiche conseguenze.

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