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Ex Velodromo Olimpico. Quale destino lo attende?

Ancora non è chiaro cosa si farà dell'area demolita. Ma intanto, tra grattacieli e giardini pubblici, spunta il fantasma dell'amianto

Il Velodromo dell’Eur, struttura unica nel suo genere, realizzata per le Olimpiadi di Roma del 1960, non sarà un parco acquatico. Forse è questa l’unica certezza che, ad oltre tre anni dalla sua demolizione, si riesce ad avere. Tramontato il progetto veltroniano, infatti, sono state diverse le proposte avanzate.

Nella scorsa estate, presso il Teatro del liceo Massimo, difronte ad oltre cento residenti, venne  presentato un progetto di riqualificazione ad ampio spettro. Oltre all’area dell’ex velodromo, nella zona difronte, tra via dell’Oceano e via della Grande Muraglia,  i tecnici del Comune resero pubblico il proposito di realizzarvi  due torri, ad uso residenziale, dell’altezza massima di 90 metri.

Una proposta che non piacque alla associazioni presenti che, nel caso del CdQ Decima Torrino, denunciarono chiaramente i deficit del processo di partecipazione, da una parte. E le forti perplessità sulla speculazione edilizia che si andava a realizzare.

Ma nonostante questo, il Consiglio Municipale, nonostante l’opposizione del Vice Presidente del Municipio Maurizio Cuoci e di altri consiglieri delle stessa maggioranza, approvò, in tarda estate, un documento che individuava delle soluzioni alternative. Mai prese in considerazione perché l’indomani, la Commissione Urbanistica del Comune, non prendendendo in considerazione le proposte del Municipio, dispose semplicemnte un taglio del 10% delle cubature previste tra via dell’Oceano Pacifico e via della Grande Muraglia.

Ma se  del progetto si sono perse le tracce nel  successivo passaggio in Consiglio Comunale, sull’ex struttura olimpica si sono accesi altri riflettori.

Per effetto delle denunce operate dal Comitato cittadino Amianto Velodromo, l’attore e autore teatrale Ulderico Pesce ha portato in giro per l’Italia, lo spettacolo “A come Amianto”. Tra i temi trattati, l’esplosione dell’ex velodromo, avvenuta nell’estate del 2008, durante la quale vennero sprigionati in aria, secondo la perizia di un tecnico nomimanato dal P.M, ben 4 tonnellate di amianto.
E, dalla metà di novembre, un nuovo processo si è aperto per volere del P.M. Claudio Terracina. Questa volta, però, il reato contestato è quello di “disastro colposo”.

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