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Alberi monumentali, il Municipio IX lancia il censimento: “Da noi le querce più grandi d’Italia”

Nelle campagne e nelle riserve naturali della periferia romana ci sono piante di dimensioni impressionanti. Ass. Antonini: “Finora hanno considerato monumentali solo gli alberi del centro, ma vanno tutelati anche i nostri”

Sono di grandi dimensioni e spesso hanno superato il secolo di vita. Ci sono degli alberi, nell’agro romano, che sono testimoni d’un passato che ormai appare lontano. Alcuni sono da tempo immemore celati all’interno d’un fitto bosco. E solo pochi residenti sarebbero in grado d’individuarli. Altri fanno bella mostra di se’ in contesti che sono stati stravolti rispetto a quando erano delle semplici piantine.

Gli alberi dell'agro romano

“Nel nostro territorio ci sono alberi imponenti, anche se spesso se ne ignora l’esistenza, ma che non hanno nulla da invidiare a quelli già classificati come monumento naturale” ha dichiarato l’ex presidente del WWF Lazio ed attuale assessore municipale all’ambiente Marco Antonini. In passato ha provato anche a descriverli all’interno di alcune pubblicazioni. Ora però, l’ente di prossimità, ha deciso di valorizzarli puntando su un lavoro più sistematico.

Il censimento degli alberi

Uno degli ultimi atti che la Giunta del Municipio IX ha messo in campo, prima che scoppiasse la pandemia del nuovo Coronavirus, ha riguardato l’istituzione di un apposito registro. Serve per catalogare gli alberi presenti all’interno del territorio che, a Roma, vanta la maggiore estensione rurale. “Dal punto di vista normativo, l’istituzione di un momento naturale è affidata alle Regioni che, solitamente, trasmettono al Ministero dell’Ambiente le proposte che arrivano dai Comuni. A Roma però, nel corso degli anni, ci si è limitati a candidare solo gli alberi che si trovano al centro storico e nelle ville cittadine. Ma anche nel nostro territorio ce ne sono alcuni, almeno una ventina, che hanno i requisiti per essere considerati monumentali” ha spiegato Antonini.

Piante da record

Si tratta di specie che vivono in contesti differenti anche se, la maggior parte, sono inserite all’interno della Riserva di Decima Malafede, la più grande tra quelle gestite dell’ente regionale. Eleggerli al rango di monumenti naturali, significherebbe riuscirne a garantire la tutela. Diverrebbe impossibile pensare di abbatterli. “Dentro la Macchia Grande di Trigoria c’è quella che, ad oggi, sembra essere la quercia da sughero più grande d’Italia. Ma ci sono esemplari notevolissimi, di oltre cinque metri e mezzo, anche a Monti della Caccia, sempre nella Riserva di Decima Malafade”. Al di là delle sughere il territorio abbonda di pioppi neri, come quello che si trova nella valle del Risaro. “C’è anche un farnetto che è il più grande finora mai trovato e supera i tre metri d’altezza” ha dichiarato l’ex presidente del WWF Lazio. 

L'iter autorizzativo

Perché diventino alberi monumentali è però necessario che, completato il censimento, il Comune accetti le indicazioni del Municipio. A sua volta i tecnici di Roma Capitale dovranno schedare le piante indicate e poi proporle alla Regione. Quest’ultima dovrà rivolgersi al Ministero, a cui spetta la decisione finale. L’iter autorizzativo prevede quindi tempi lunghi. Almeno secondo gli standard umani. Ad alberi che hanno superato i cento anni sembrerà invece relativamente breve. Si tratterà, per loro, di pazientare ancora poche primavere.

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