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"C'erano una volta i cantonieri...". L'addio al rudere de "La Scalella" ispira un racconto sull'antico mestiere

L'abbattimento dell'edificio sulla Laurentina, che aveva ospitato una casa Cantoniera alle porte di Pomezia, offre uno spunto per un racconto. Maurizio Romano: "Il mestiere dei cantonieri era molto ambito in zona"

Su via Laurentina, all’altezza di Pomezia, c’è una rotatoria molto importante. E’ un crocevia che consente di andare verso i Castelli, oppure in direzione del centro di Roma, o ancora ad Ardea. Lì è situato un edificio, noto ai residenti come La Scalella, dal nome di un ristorante presente nelle vicinanze. Anzi, c’era un edificio, perché la storica casa cantoniera da qualche giorno è stata demolita.

ANTICHI MESTIERI - “Il mestiere dei cantonieri, era molto ambito nella zona – spiega Maurizio Romano, presidente dell’Associazione I Casali della Memoria – quando tutti  qui attorno nell'’Agro romano, si dedicavano alla coltivazione dei campi e c’erano ancora i contratti a mezzadria, chi aveva un lavoro sicuro come quello del cantoniere era considerato un privilegiato. Per questo ho deciso di scrivere un breve racconto,  come spesso faccio, tra leggenda e realtà. E’ uscito su una rubrica che curo per il sito lalenteweb, e racconta la storia di una casa cantoniera, che potrebbe essere anche quella appena demolita a Pomezia”.

“Le due famiglie che abitano nella casa cantoniera, strette intorno al grosso camino della cucina, passano la serata insieme. Si dedicano “alla veglia”  – si legge nel racconto ‘Gli ultimi cantonieri dell’Agro romano – e  sanno che la prossima settimana sarà Sant’Antonio (17 gennaio). Per questo tutti i contadini festeggeranno l’ amato Santo, il protettore dei loro animali. E quindi saranno indaffarati e non potranno aiutare, come di solito fanno in inverno, a tener pulite le strade”. 

IL VALORE AFFETTIVO -  “All’epoca – spiega Romano, raggiunto telefonicamente – i contadini aiutavano i cantonieri a fare la manutenzione. Ovviamente  quando potevano, perché la vita nei campi era molto dura. I cantonieri erano più fortunati, avevano contratti stabili, ma non per questo veniva meno la solidarietà degli amici contadini. Anche per questo mi è dispiaciuto sapere che era stata abbattuta  quella casa cantoniera. Ne sapevo poco, ma al tempo stesso ho immaginato che avesse un grande valore per chi in queste zone è cresciuto.

UNA VISIONE PRAGMATICA - Ma non per tutti quell’edificio, malmesso e situato al centro di una rotatoria, aveva un reale valore. “Quel vecchio rudere, in caduta libera tra l'altro, impediva la sistemazione della rotatoria – osserva Lorella Seri, Presidente del Comitato Cinque Colline –  speriamo invece che, buttata giù la costruzione, riescano a dare una spianata a tutta la rotonda e dare una maggiore visibilità”. Il dibattito è aperto.
 

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