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A Trigoria non bastano i sigilli: cresce la discarica abusiva sotto sequestro

L'area sottoposta a sequestro ad ottobre continua ad accogliere illegalmente rifiuti. Antonini (M5s): "Sono in corso le indagini della polizia locale"

Foto di Martina Capparelli

Non è bastato il sequestro della polizia municipale. Non sono stati sufficienti i sigilli per fermare gli sversamenti illegali di rifiuti. La discarica abusiva situata tra via Trigoria e via Pontina, continua a crescere. In maniera impressionante.

SIGILLI INFRANTI - “E’ imbarazzante anche solo pensare che bastino dei sigilli per fermare questo scempio”  valuta Martina Capparelli. La cittadina, recatasi sul posto per verificare le condizioni della discarica, ha realizzato anche un ricco reportage fotografico. “Al sequestro però - osserva Capparelli - devono seguire altre azioni”. In assenza di controlli, il sito è infatti stato nuovamente preso d’assalto. E la quantità di riuti è ulteriormente aumentata.

SENZA SCRUPOLI - “Si tratta di un’area privata, sottoposta a sequestro da parte della polizia municipale” conferma l’assessore municipale all’ambiente Marco Antonini. I sigilli però, messi lo scorso ottobre, sono stati rotti e gettati sprezzatamente a terra. Segno evidente che, come faceva notare Capparelli, probabilmente non bastano per arrestare il degrado. Anche perchè, come lo stesso assessore ha ricordato in giornata, “il territorio è sotto attacco da parte di gruppi organizzati nel traffico di rifiuti”. Dunque a maggior ragione occorre presidiare le aree più esposte.

RESPONSABILITA' E PREVENZIONE - Per quanto riguarda il degrado documentato dalla cittadina,  nel breve non è lecito attendere miglioramenti.  “L'intervento di bonifica verrà realizzato non appena saranno concluse le indagini - spiega l'assessore Antonini -  dobbiamo infatti capire  chi è attualmente il proprietario dell'area. Appurata quest'informazione, non è escluso un intervento 'in danno' - dunque a spese del privato -  finalizzato ad impedire il ripetersi di questo fenomeno. L'idea - conclude Antonini - è quella di sistemare delle barriere di accesso o, se ci riusciamo, anche delle telecamere”.

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