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Laurentino, 13 anni fa l'abbattimento dei ponti: ecco cos'era previsto al loro posto

Nel 2008 il Campidoglio aveva approvato una delibera che prevedeva, a fronte dell'immediato abbattimento, anche la realizzazione di nuovi servizi e "residenze speciali". Da allora è però tutto fermo

Uno dei ponti sopravvissuti al Laurentino Fonte Ostiense

Oltre dodici anni fa, in via Filippo Tommaso Marinetti, avveniva l'abbattimento di un ponte. Si trattava dell'unidicesimo tra quelli che il Piano di zona numero 38 riservava al quartiere Laurentino Fonte Ostiense.

Le infrastrutture demolite erano destinate a servizi ed infrastrutture. Nel tempo però la loro funzione è mutata radicalmente. Come il quarto piano di Corviale, anche i ponti del Laurentino sono stati rapidamente occupati. Gli immobili, di proprietà dell'Ater, hanno però seguito destini differenti. Sulla riqualificazione del quarto piano, al Serpentone, sono state infatti investite ingenti risorse. Al Laurentino invece, si è optato per l'abbattimento dei ponti. 

I ponti: "un comparto disagiato"

Come si legge nel progetto che ne aveva decretato la demolizione , "il comparto sud ovest del Laurentino" era divenuto "uno dei più socialmente e strutturalmente disagiati". Un fenomeno che era da mettere  "anche in relazione al mancato utilizzo dei ponti come attrezzature non residenziali  e che ha avuto come conseguenza un progressivo disfacimento ed un'abusiva occupazione ad uso improprio abitativo"si legge in una nota redatta nel 2008 dall'Ufficio Pianificazione Attautiva di Roma Capitale.

La riqualificazione prevista

A fronte della demolizione, avviata quello stesso anno, era previsto "un piano complessivo di ristrutturazione", che fu oggetto di una specifica variante (undecies), approvata anche dall'Aula Giulio Cesare. Il Consiglio comunale  all'epoca si chiamava così l'Assemblea Capitolina - nel 2008 votò a favore della modifica del piano di zona. Con la demolizione dei ponti 9,10 e 11, veniva approvata anche una "complessiva revisione delle aree di comparto". In quest'ottica era prevista una "parziale trasformazione in aree pubbliche," ed anche un'integrazione della viabilità e dei parcheggi". Non di meno si faceva riferimento alla "realizzazione di nuove cubature non residenziali parte a compensazione di quelle demolite, parte destinate alla realizzazione di nuovi interventi tesi alla riqualificazione del settore".  

Le cubature dei ponti demoliti

In sostanza, con  l'abbattimento, l'Assemblea capitolina, 11 anni fa,  non aveva votato solo la demolizione. Ma anche la successiva riqualificazione che avrebbe portato al recupero dei circa 43 mila metri cubi dei ponti, con un "premio" di altri 6mila mc, per realizzare spazi per "attività occupazionali" quindi con destinazione terziario, commerciale e artigianale. Ma anche con una quota riservata a "residenziale speciale" che i consiglieri capitolini hanno precisato nella delibera, deve rivolgersi a "giovani coppie, studenti universitari ed appartenenti alle forze dell'ordine".

Lo sguardo alla riqualificazione

Il possibile approdo di queste cubature  - che per il campodoglio andavano comunque "spalmate" lungo il perimetro della variante - divide i residenti: c'è chi vede di buon occhio l'arrivo di nuovi servizi e chi invece teme nuove colate di cemento. Ad oggi comunque, ad oltre dodici anni di distanza dalla demolizione dell'undicesimo ponte, la variante al piano di zona non è stata perfezionata. Era la variante undecies. Forse gli scaramantici, nel continuo ricorrere di questo numero, possono scorgere qualche segnale. Per ora comunque, al Laurentino, non sono arrivate nè residenze speciali nè locali destinati a servizi.

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