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Vietato criticare il M5s al governo: "Così provano a soffocare il dissenso. Io non ci sto e me ne vado"

Il presidente della Commissione urbanistica del Municipio IX, attivista di lungo corso, lascia il M5s e punta il dito contro l'assenza di democrazia ed il mancato rispetto del programma elettorale

Paolo Mancuso è il primo grillino a lasciare il gruppo pentastellato nel Municipio IX. Una decisione arrivata in maniera abbastanza sorprendente, considerando la lunga militanza nel M5s. Mancuso, nella passata consiliatura, è stato il referente capitolino per l'urbanistica e durante le elezioni nazionali, ha svolto incarichi di fiducia all'interno del Movimento. Per questo la scelta di lasciare, nonostante la posizione chiaramente contraria.

Paolo Mancuso, dopo tanti anni di attivismo nei Cinque Stelle ha deciso di uscirne. Come ci si sente?

La sensazione che si ha è quella che potrebbe provare una persona che, con degli amici, ha aperto un locale in cui, ad un certo punto, gli viene impedito di entrare.

Perchè, si sente messo in discussione?

Diciamo che se tu provi a pensare in maniera differente vieni immediatamente segato. E' una condizione che ormai sembra chiara. L'ho vissuta personalmente ma non è una cosa che riguardi soltanto me, visto che recentemente ho preso parte ad un incontro che è sembrato un processo politico.

A cosa si riferisce?

Venerdì 18 abbiamo avuto una riunione con la portavoce Valentina Corrado, referente politico del M5s per gli enti locali. A quell'appuntamento abbiamo partecipato io ed altri consiglieri municipali, e più precisamente Barros, Tallarico, Corrente, Di Nardo. Hanno partecipato anche il capogruppo Maisano ed il Presidente D'Innocenti. Per quanto mi riguarda Corrado ha avuto da ridire sulla presentazione di alcuni miei ordini del giorno in sede di Bilancio. Li avevo proposti per finanziare alcuni interventi straordinari che si trascinano da tempo.

Quindi è per questo che se ne va, perchè le hanno contestato quell'iniziativa?

Se non ci fosse stato quell'incontro io sarei rimasto nell'illusione che il M5s era quello che, in tanti anni, avevo conosciuto. Venerdì invece c'è stato un processo politico che non ha riguardato solo il sottoscritto. Al consigliere Barros è stato detto chiaramente che con le sue dichiarazioni sul decreto sicurezza metteva in cattiva luce il governo nazionale.

Addirittura?

Sì. Forse è per questo che a Cagliari è andato a votare solo il 15% degli aventi diritto (ride, ndr): perchè gli elettori pentastellati avevano letto le dichiarazioni del portavoce municipale Barros. Scherzi a parte, a lui è stato posto un aut aut. Gli è stato detto che, se non si trova più bene con il M5s, deve dimettersi e lasciare il posto al primo dei non eletti.

Quindi se ne va dai Cinque stelle perchè è deluso dall'esito di quest'incontro?

Da quella riunione, come ho scritto nell'atto in cui revoco l'adesione al gruppo consiliare M5s, ho constatato l'assenza di una dialettica democratica all'interno del Movimento. Ed inoltre ho preso atto di una deriva che si è presa nei confronti di chi chiede di rispettare il programma elettorale. 

Perchè, ha la sensazione che non sia più rispettato?

Ci è stato detto chiaramente che il programma si può cambiare. Per me non è così: siamo stati eletti sulla base di un programma chiaro e dobbiamo attenerci a quello.

A proposito di programma, qualche problema c'era già stato con il progetto dello Stadio. Lei però era contrario?

Non allo Stadio, ma solo al business park. Per me dovevano essere rispettate le cubature previste dal piano regolatore. Avrebbero consentito di realizzare uno stadio ed anche la nuova Trigoria. Bastava accontentarsi di quelle cubature.

Ora che farà, passerà all'opposizione e passerà come hanno fatto altri ex pentatellati con DemA?

E perchè dovrei andare con altri partiti? Io mi sento uno del  Movimento Cinque stelle che è stato costretto ad uscir fuori per il semplice fatto che, ciò che io percepivo fosse il M5s, non esiste più. In Municipio  però continuerò a dare fiducia a Dario D'Innocenti: dobbiamo portare avanti il programma elettorale con il quale siamo stati eletti. 

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