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Torrino: una pista ciclabile piena d’anomalie

Strisce pedonali rimaste a metà, come anche la potatura dell’attigua vegetazione. Una pista ciclabile che si interrompe su una cabina dell’Enel, che forse sottrae anche parcheggi e che per Colapicchioni (Udc) “è costata circa 240mila euro”

Procedono i lavori per realizzare il collegamento ciclabile tra il Torrino Nord ed il Laghetto dell’Eur. Si tratta di un circuito su cui, da almeno un paio di anni, l’amministrazione municipale e comunale sta incontrando forti resistenze, soprattutto da parte dei commercianti. Il timore di veder cancellare, per la realizzazione del tracciato ciclabile, molti posti auto, ha determinato numerose varianti, rispetto al progetto originario.

LA DIFFICILE MEDIAZIONE - Sappiamo che nel quadrante, insistono varie altre istanze, avanzate da comitati ed associazioni locali, che vorrebbero la sistemazione del percorso pedonale lungo il rio Vallerano fino al Ponte Romano sull’Ostiense, in modo da garantire un collegamento con la dorsale ciclabile del Tevere. E sappiamo quante difficoltà abbia incontrato l’amministrazione municipale, nel cercare di ottenere la quadratura del cerchio, tra le varie richieste che provengono dal territorio. Tuttavia, quello che il Consigliere Udc del Municipio XII Agostino Colapicchioni, ci ha segnalato, non può essere sottaciuto. E quindi, accogliendo un suo invito, ci siamo recati in via Città d’Europa, in zona Torrino Nord, per verificare lo stato in cui versano i lavori necessari al completamento della ciclabile.

LO STATO DEI LAVORI - “Allo stato dei fatti si nota un cantiere aperto, anche se mancano tutti i requisiti della sicurezza – osserva Colapicchioni -  Da un punto di vista dei lavori invece,  come si può vedere, è solo stata delimitata la pista con dei parapedonali, ma non si è provveduto a modificarne il manto, che resta quello asfaltato presente anche prima” . In effetti, quello che vediamo, è sicuramente anomalo rispetto alle tante piste ciclabili che abbiamo osservato in giro per la città. Non soltanto non è indicato quale sia il senso di marcia, come di norma avviene tracciando delle linee a terra, ma neppure è stato verniciato l’asfalto di arancione, come solitamente accade per le ciclabili. Ma a ben vedere, di anomalie ve ne sono moltissime.

LE CICLABILI NEL TERRITORIO - “Questa pista parte da una cabina dell’Enel  - ci fa notare Colapicchioni - per arrivare fino a via Amsterdam. Coincide  dunque con l’inizio di un percorso ciclopedonale di 2,5 km, che è bellissimo ed attraversa tutta la collina tra via Copenaghen e via città d’Europa, dove poteva essere realizzato un percorso più utile, magari dotandolo di illuminazione. In alternativa, attraversando la strada dove finisce questa ciclabile, ve n’è un’altra,  quella del fosso del Vallerano, iniziata e mai terminata. Ed invece  avrebbe avuto un senso portarla a compimento, collegando tutto l’asse di Roma Sud fino al Tevere,come i cittadini si aspettavano che fosse”. Ed invece, a seguito di un lunghissimo processo di elaborazione del piano quadro della ciclabilità, la pista del Vallerano non è stata presa in considerazione poiché i residenti stessi, ci spiego l’Assessore municipale all’Ambiente Maurizio Cuoci, non presentarono per tempo un elaborato con le loro proposte.

I COSTI DELL'OPERA - Tornando alle anomalie riscontrate su via Città d’Europa, ce ne sono altre da registrare. La segnaletica orizzontale, infatti, risulta incompleta poiché le strisce pedonali, partendo da una carreggiata, si interrompono inspiegabilmente a ridosso dello spartitraffico. Inoltre, cosa davvero curiosa, una buona metà della pista ciclabile, è occupata da un marciapiede. Ma non è tutto.“Questa pista dovrebbe essere lunga circa 500 metri – osserva il Consigliere  Colapicchioni, e dunque è troppo breve. Eppure, da quello che so io, sono stati spesi 240 mila euro”. Tanti soldi, in effetti, che non sono bastati a concludere, ci fa capire il Consigliere, neppure le potature della rigogliosa vegetazione che la fiancheggia.

I PARAPEDONALI - “Da una prima indicazione della direzione dei lavori e dei consulenti di municipio e comune – riprende Colapicchioni – si era stabilito di  utilizzare il marciapiede, allargandolo, per farne una pista ciclo pedonale. Le barriere messe non servivano, perché così hanno solamente tolto la metà dei parcheggi  a spina che c’erano prima. Io spero che, dal momento che ogni parapedonale costa circa 200 euro, vengano spostati da qui e messi dove servono, vicino alle scuole o in prossimità degli scivoli per i disabili, ad esempio”. Quale che sia il destino dei parapedonali, restiamo colpiti dal loro costo e forse ancor più  dal fatto che, questa pista, per com’è stata realizzata, se fossero confermate le cifre indicate dal Consigliere UdC,  è costata veramente troppo.

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