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Via del Risaro: il sito paleontologico di fama mondiale è tornato una discarica

La vallata, dove sono stati ritrovati importanti reperti fossili, ancora oggi via migratoria di aironi, germani reali e gru, è costantemente utilizzata come deposito di rifiuti ingombranti

Non ci stancheremo mai di segnalare l’inciviltà di quanti, ciclicamente, continuano a riversare in natura i propri rifiuti ingombranti.

LA DISCARICA ABUSIVA - Lo abbiamo fatto un’infinità di volte, riguardo a via del Risaro. La stradina che il presidente Calzetta avrebbe voluto asfaltare, per creare un collegamento tra Tor de’ Cenci e Vitinia, senza riuscirvi, diventerà un’autostrada. Il paradosso, difficile da spiegare anche per il minisindaco, è foriero di molti fraintendimenti.Cerchiamo di fugarne subito uno. Il tratto che si sviluppa subito dopo la caserma dei NOCS,e che passa sotto al ponticello, non diventerà un’autostrada. E neppure una discarica, nonostante i ripetuti tentativi di qualche sprovveduto. Purtroppo, nonostante le segnalazioni dei residenti, gli interventi delle istituzioni, e le bonifiche condotte da AMA, c’è sempre qualcuno che pare sia pronto a considerare quel tratto di verde, come un’appendice dell’isola ecologica. Ed allora ne approfittiamo per segnalare che, la suddetta, si trova sulla laterale della Cristoforo Colombo, subito dopo l’insediamento di Casal Brunori, in zona Mostacciano.

LA VIA MIGRATORIA - In secondo luogo, per rendere meglio l’idea del danno che si arreca deturpando quell’ultimo lembo di verde, abbiamo deciso di farci spiegare, da chi il territorio lo conosce come le proprie tasche, quale sia il valore di quell’area. “Sull’importanza della valle – ci spiega Marco Antonini, già Presidente del WWF Lazio -  ricompresa all’interno dei perimetri di due aree protette, il litorale romano e Decima, va anzitutto chiarito che è da sempre un’ importante via migratoria, utilizzata come punto di riferimento da aironi, cicogne, gru, anatre per citare alcuni volatili.  Nel fondovalle, dove ci sono le residue zone umide, insiste una ormai rara flora, fra cui numerose specie igrofile rare o rarissime”. Parliamo dunque di una zona verde  che segna il confine, oltre che tra le citate riserve e la tenuta di Castelporziano, anche con dei centri antropizzati, come Vitinia e Tor de’ Cenci. Un polmone, dunque, che andrebbe preservato. Ma c’è di più.

I REPERTI FOSSILI - “La valenza principale della valle  - prosegue nella sua spiegazione Antonini - risiede nell’interesse paleontologico. L’insieme delle associazioni faunistiche fossili è un unicum al mondo, e la terza associazione, quella più recente, prende proprio il nome di associazione di Vitinia. Fra gli animali rinvenuti ricordiamo esservi l’ uro, l’elefante antico, il megacero, il cavallo altidensiano, il rinoceronte,il cervo acoronato, ildaino clactoniana e molte specie di uccelli e pesci d’acqua dolce ed alcune painte, fra cui il tasso”. Quest’infinita ricchezza, sul piano paleontologico, è quasi del tutto venuta meno, con la costruzione, al centro della Valle del Risaro, del centro d’addestramento dei N.O.C.S. per realizzare il quale, si è andati in deroga a tutte le restrizioni cui, un’area così importante, era soggetta.

IL VALORE NATURALISTICO - Eppure, nonostante quest’imponente edificazione, l’importanza dell’area non è mai venuta completamente meno. “Nel fosso di malafede  - il torrente che divide la zona dalla tenuta del Presidente - si possono osservare a parte alcune specie di pesci, germani reali, folaghe, gallinelle d’acqua, vari trampolieri, pavoncelle, aironi; sugli alberi rivieraschi – osserva sempre Marco Antonini - nidifica il pendolino, un curioso uccello che costruisce un nido a forma di fiasco pendente dai rami. Sulle rive nidifca una grande colonia di gruccioni, gli uccelli più belli e colorati d’Europa, e si possono osservare nibbi bruni, nonchè dal lato della tenuta, i caprioli”.  In definitiva, la valle del Risaro, compresa l’area del ponticello prossima al fosso di Malafede, conserva ancora un indubitabile valore faunistico e naturalistico. E sarebbe un peccato, veramente, dovervi rinunciare.

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