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La lupa salverà la biodivesità di Decima Malafede? Ecco perchè va protetta la riserva naturale

Nella Riserva dov'è stata avvistata la lupa coesistono 26 specie di mammiferi, molti boschi ed alberi monumentali. Il destino dell'area è però minacciato da un'autostrada. Calcerano (Verdi): "Serve un Piano d'Assetto"

La lupa avvistata nella Riserva di Decima Malafede è in buona compagnia. L'esemplare, il primo documentato con un'immagine fotografica, potrebbe non essere l'unico nella zona. Se ne dichiara sicuro ad esempio Marco Antonini, già presidente del WWF Lazio ed oggi assessore all'ambiente del Municipio IX.

I lupi nella Riserva

"Sulla presenza di lupi, le prime avvisaglie si erano avute una decina di anni fa – racconta Antonini  –  Poi, ad intervalli sempre più ravvicinati, si sono ricevute ulteriori segnalazioni ed avvistamenti. Ma è da un paio di anni a questa parte che ha iniziato ad essere avvistato un maschio – racconta l'assessore  – il suo passaggio è testimoniato anche dalle carcasse di alcuni giovani cinghiali,  predati dall'animale".

La ricchezza faunistica

La lupa immortalata con uno scatto fotografico, potrebbe quindi non essere la sola nella Riserva di Decima Malafede. Ma a prescindere dalla presenza di altri esemplari, c'è un aspetto che non va sottaciuto: la ricchezza della biodiversità che caratterizza quell'esteso patrimonio verde. "Nella Riserva ci sono  26 specie accertate di mammiferi che vanno dal microscopico mustiolo etrusco, uno dei mammiferi più piccoli al mondo, fino al daino ed al cinghiale. Ben presenti – annota Marco Antonini – anche  tasso, donnola, faina, puzzola e da ultimo, chiaramente documentata, la martora". Le specie di uccelli che popolano la Riserva poi, sono ancor più numerose. Ne sono state contate circa 170 "la metà delle quali sono nidificanti" fa notare il naturalista Antonini. 

Gli attacchi speculativi

Decima Malafede non è uno scrigno di biodiversità, solo sul piano faunistico.  Le formazioni boschive di querce, nella riserva, si intrecciano infatti con le sugherete, una delle quali di rilevanza comunitaria. Ma ci sono anche alberi di dimensioni monumentali, con circonferenze che superano i sei metri di ampiezza.  "La riserva di Decima, tuttavia, è periodicamente oggetto di attacchi speculativi - fa notare Guglielmo Calcerano, portavoce romano dei Verdi  Mi riferisco ai reiterati tentativi di tagliare le sue essenze arboree che, in molti casi andrebbero tutelate". Ma soprattutto sul quello scrigno di incombe lo spettro di una grande opera che, pur trascinandosi negli anni, continua a minacciarne l'ecosistema: l'autostrada Roma Latina.

L'autostrada che attraversa la Riserva

A settembre il Consiglio di Stato ha annullato la gara che era stata vinta da un consorzio di costruttori. Prevedeva la realizzazione del progetto autostradale Roma Latina  il cui passaggio andrà ad impattare sulla Riserva del Litorale Romano ed in quello di Decima Malafede, tra l'altro nel punto dov'è stata avvistata la lupa. "Purtroppo è stato presentato un duplice ricorso dal Consorzio, uno dei quali in Cassazione. E sappiamo che il ministro Toninelli, consultata l'avvocatura dello Stato, ha deciso di attendere la chiusura di questo quadro giuridico per prendere una decisione sul futuro di quell'opera " spiega Gualtiero Alunni, storico portavoce del comitato  No Corridoio, una realtà che da oltre quindici anni si batte, non solo nella Capitale, "contro la devastante autostrada a pedaggio" . Una battaglia condotta anche sul piano legale. "Siamo in attesa da cinque anni e mezzo che venga discusso il nostro ricorso al Tar – ricorda Alunni – la prima udienza è fissata il 2 luglio. Nel frattempo però, non si mette in sicurezza la Pontina dove si continuano a registrare troppi incidenti". Anche oltre Latina dove si attesta l'autostrada a pedaggio che, per la sua costruzione, impatterà su Decima Malafede

Il taglio dei boschi

Ma l'ecosistema della Riserva non è minacciato solo dall'infrastruttura autostradale. "Ricordiamo bene il tentativo, nel 2016, di tagliare le querce della foresta di Capocotta, fermato solo in extremis dall'intervento di Romanatura, che prese in affitto l'area per sei anni al costo di 12.000 Euro. E ricordiamo pure come, l'anno scorso, sia invece mancato un intervento altrettanto tempestivo da parte del medesimo Ente, quando i fittuari di Propaganda Fide si determinarono ad effettuare drastici tagli sulla cosiddetta 'spalletta' di Castel Romano, ottenendo a tal fine l'autorizzazione della Citta Metropolitana" ha ricordato il Verde Guglielmo Calcerano. L'elenco è in continua evoluzione. Anche nel 2019 è stato infatti rilasciato il nulla osta per abbattere un altro bosco ceduo, questa volta situato a Castel Romano.

Il Piano di Assetto e la lupa

La strada per mettere al riparo la riserva, valorizzandone la fauna e la flora presente, esiste. Come già fatto per altri parchi regionali, come quello dell'Appia Antica, occorre mettere mano ad un Piano d'Assetto, una sorta di piano regolatore specifico per l'area verde. "Da vent'anni rappresenta uno scoglio insuperabile - fa notare Calcerano - eppure occorre solo che la maggioranza che guida la Regione esprima una seria volontà politica in tal senso". Chissà se l'avvistamento di una lupa, animale simbolo della città, non faciliti questo processo. Se non vi dovesse riuscire, i tagli dei boschi e la costruzione dell'autostrada, mineranno pesantemente Decima Malafede. E l'ecosistema che, con una certa fatica, ancora oggi vi si preserva.

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