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Addio alla Beirut dell'Eur: al via i cantieri per la riqualificazione delle Torri di Ligini

Cassa Depositi e Prestiti ha stanziato 100 milioni per la ricostruzione delle torri che affacciano sul laghetto. Raggi: "Diamo il via ai cantieri che cancelleranno uno dei simboli di degrado urbanistico"

Cento milioni di euro per riqualificare le torri di Ligini. Cassa Depositi e Prestiti e Campidoglio hanno sepolto l'ascia di guerra. Dopo un lungo contenzioso legale, la società proprietaria del complesso immobiliare e Roma Capitale hanno deciso di convergere sul rilancio dei grattacieli che affacciano sul laghetto dell'Eur.

La riqualificazione

Gli immobili, la cui superficie lorda ammonta a 62mila metri quadrati, verranno riqualificati. I lavori saranno realizzati seguendo le linee progettuali dello Studio UNO A, che si è aggiundicato un bando riservato ad architetti under 40. E saranno interamente finanziati da Cassa Depositi e Prestiti, che controlla al 100% la società Alfiere (rimasta proprietaria del complesso urbanistico). La durata delle operazioni è stimata in tre anni.

Addio a Beirut

"Finalmente ricuciamo una ferita di Roma. Oggi diamo il via ai cantieri che cancelleranno uno dei simboli di degrado urbanistico della nostra città. E lo facciamo grazie ad un percorso di collaborazione e sinergia con Cassa Depositi e Prestiti. Un percorso che ha dato vita ad un progetto virtuoso che contribuirà a migliorare il tessuto urbano della Capitale” ha dichiarato la sindaca di Roma Virginia Raggi.

Un progetto all'avanguardia

“L’avvio di questo intervento ha un grande significato per CDP ed è perfettamente coerente con la nostra strategia di valorizzazione del patrimonio immobiliare in ottica sostenibile e a beneficio del territorio. Grazie alla collaborazione con il Comune di Roma e ad un importante investimento messo in campo interamente dal nostro Gruppo - ha  commentato Fabrizio Palermo, Amministratore Delegato di Cassa Depositi e Prestiti - realizzeremo un progetto all’avanguardia dal punto di vista tecnico ed energetico. Le Torri potranno presto diventare la sede di primarie aziende italiane, che disporranno di un immobile iconico e sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. In CDP lavoriamo ogni giorno per sostenere progetti analoghi su tutto il territorio nazionale".

Come si è arrivati a Beirut

L'annosa questione che ha portato a trasformare il gioiello di Cesare Ligini negli scheletri della cosiddetta"Beirut" affonda le sue origini nel 2002 con la sottoscrizione di un protocollo tra il sindaco Veltroni ed il Ministro dell'Economia Tremonti. L'accordo prevedeva la cessione di alcuni immobili. Tra questi, appunto, gli edifici che ospitavano il ministero delle Finanze, passati nel 2005 da Fintecna ad Alfiere.

Il contenzioso legale

Sulle Torri si comincia così a ragionare anche nei termini di un cambio di destinazione d'uso. Nel frattempo trascorrono gli anni, si predispone il titolo edilizio per la trasformazione urbanistica ma, come ha recentemente ricostruito l'assessore Montuori in Aula Giulio Cesare, "il permesso non è mai stato rilasciato e gli oneri non sono mai stati pagati". Ne nasce un complicato contenzioso legale tra Alfiere ed il Campidoglio, risolto dal Consiglio di Stato in favore del Comune di Roma. La proprietà non deve ricevere alcun indennizzo per il danno subito. Alfiere invece aveva chiesto 325 milioni per l'annullamento del permesso a costruire. Se è vero che Telecom si è sfilata dall'operazione messa in piedi durante l'assessorato di Caudo, non è per responsabilità del Campidoglio.

Il futuro delle Torri

Chiuso il contenzioso, tra Comune e Cassa Depositi e Prestiti è tornata l'armonia. A beneficiare sarà la città ma soprattutto la vocazione congressuale dell'Eur. La Nuvola di Fuksas e l'hotel la Lama, infatti, non affacceranno più sugli scheletri di Beirut. 

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