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Stadio della Roma, il Campidoglio poteva dire no al progetto: svelato il parere “secretato”

Insorgono le opposizioni che chiedono le dimissioni della Sindaca. Ma dal Campidoglio è pronta la replica: “Mai stato secretato. Tutti i consiglieri che lo hanno richiesto hanno potuto leggerlo”

Era possibile fare marcia indietro, sul progetto dello stadio della Roma, senza incorrere in pesanti penali? Per anni, chi governa la città, ha lasciato intendere che questa possibilità non fosse praticabile. Della questione era stata investita anche l’Avvocatura capitolina. Ma il suo parere, dalle stanze del Campidoglio, non è mai trapelato.

Il parere secretato

“E' di questa mattina la notizia che la Guardia di Finanza è riuscita finalmente ad ottenere copia del parere espresso dall'Avvocatura Capitolina nel 2017 in merito alla vicenda del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle” ha fatto notare Federico Rocca, responsabile degli Enti Locali di Fratelli d’Italia. Il contenuto di quel documento è in parte stato svelato da Lorenzo D’Albergo, sulle pagine de La Repubblica.  “Se mai si fosse aperto un contenzioso con i proponenti, l’annullamento in autotutela avrebbe potuto reggere. A patto che fosse stato motivato correttamente l’interesse pubblico a sostegno del dietrofront” ha scritto D’Albergo, sintetizzando il contenuto della lettera firmata dall’avvocato Magnanelli.

Un impianto da motivare

La questione era stata posta anche dalla consigliera Cristina Grancio. L’ex portavoce grillina aveva dichiarato di essere riuscita a visionare il documento, senza la possibilità farne alcuna copia né di prendere degli appunti. Successivamente, in occasione di una Commissione sport svoltasi il 15 aprile 2019, aveva reso pubblici alcuni stralci del parere. “La scelta di realizzare un impianto del tutto nuovo in un'area non edificata richiede un'adeguata motivazione – aveva letto Grancio ai consiglieri grillini rimasti in silanzio – In caso di mancata motivazione l'intero procedimento si porrà a rischio annullamento nelle competenti sedi giuridiche”. Coincide con quanto è stato sintetizzato da La Repubblica. E conferma che, se si fosse riusciti a motivare bene le ragioni del no, c’era la possibilità di azzerare il progetto dello stadio a Tor di Valle. Motivo per cui, “la Raggi ha mentito – ha commentato Federico Rocca (FdI) – ora si dimetta”.

Il parere era "solo" riservato

Ai vari j’accuse che, da Fassina a Grancio, sono stati indirizzati alla persona della Sindaca, ha replicato il Campidoglio.“L’Amministrazione di Roma Capitale non ha mai 'segretato' alcun parere dell’Avvocatura capitolina in merito alla realizzazione dello stadio di Tor di Valle. Tutti gli atti sono stati visionati dai consiglieri che ne hanno fatto richiesta” ha tenuto a precisare Roma Capitale con un’apposita nota. “Il parere al quale alcuni organi di stampa fanno riferimento risale al 17 febbraio del 2017 ed è stato classificato semplicemente come ‘riservato’ dall’Avvocatura capitolina, ‘in quanto attinente ad un possibile contenzioso’.  La riservatezza comporta che il parere sia esclusivamente consultabile dai consiglieri negli uffici e che non possa esserne fatta una copia”. 

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Il nodo della questione

Fatte le dovute premesse, il Campidoglio ha chiarito che “tutti i consiglieri di maggioranza e di opposizione che lo hanno richiesto, hanno avuto la possibilità di visionare liberamente il documento”. Chiarito che l’informazione era riservata e non segreta, resta comunque valida la conclusione che, alcuni consiglieri dell’opposizione, stanno da tempo ripetendo: l’operazione di Tor di Valle poteva essere annullata dall'amministrazione cittadina.
 

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